AUGUSTO  TERSENGHI
TOPONOMASTICA  VELITERNA - 1930

 
 

> > > > DIVISIONE DELLA CITTA' IN PARROCHIE < < < <

  S. Clemente    S. Michele    S. Martino     S. Maria   S. Salvatore    S. Lucia


    Parrocchia di San Clemente


     

     

    Cattedrale di San Clemente (anni '30)

     

PIAZZA S. CLEMENTE
Come è facile riconoscere, questo nome le venne dalla prossima chiesa cattedrale dedicata a tale santo.

PIAZZA UMBERTO I
Così chiamasi ora la vecchia piazza S. Giacomo, che ebbe tal titolo da un’antichissima chiesetta, che, mezzo fatiscente, e trasformata in granaio venne or non son molti anni demolita.
Forum Sancti Iacobi, la dicono le antiche scritture di archivio, a memoria, forse per tradizione, del Foro dell’epoca romana, il quale probabilmente occupava l’area della moderna piazza.
Osserviamo, che quantunque in latino la parola forum significhi piazza, pur tuttavia qui in Velletri tutte le altre piazze, latinamente nelle vecchie scritture, si dicono platea, e solo questa di San Giacomo viene distinta col nome di forum.
Nel fondo di essa, a ponente, ai civici numeri 3 a 9 esisteva già il teatro per le rappresentazioni sacre, chiamato il Teatro della Passione, monumento unico più che raro dell’epoca medievale, il quale venne barbaramente demolito nel 1765 per costruirvi un granaio, poscia convertito nella casa che presentemente esiste.

PIAZZA MAZZINI
Era detta fin da epoca remotissima piazza inferiore, piazza da Basso, e nel 1804 piazza Eboracense in onore del vescovo di Velletri, il cardinale Enrico duca di York, nome che in latino dicesi Eboracum, dal quale si italianizzò Eboracense, e che il popolo, per scherno ci adattò un volgare nomignolo.
Però il nome Eboracense ebbe breve vita, poiché venne sostituito dopo poco con quello di Piazza del Piano, che ritenne fino al 1890, quando cioè assunse quello di Mazzini.

VIA E PIAZZA ALBRIZI
Presero il nome questa via e piazzetta dalla famiglia Albrizi veliterna, però originaria del Comasco, un ramo della quale aveva nella piazzetta fa sua casa, tuttora visibile, sebbene mutila e snaturata, sotto i civici numeri 6, 7, 8, 9, mentre il palazzo principale della doviziosa famiglia era sulla via Lanuvia, con altro prospetto in piazza Cairoli, ora posseduto dagli Aragozzini.
La piccola piazza era prima chiamata piazza Annibaldi dal nome forse, della vicina alta torre medievale appartenuta già a questa potente famiglia romana del ramo di Velletri, del cui palazzo parleremo altrove.

VICOLO DELLA TORRE
Fu così nomato perché vi esisteva, ed è ancora visibile l’alta torre appartenuta già alla famiglia Annibaldi come dicemmo più sopra.

PIAZZA PADELLA
Nomignolo volgare che il popolo le diede, forse perché somigliante alla forma costruttiva al noto arnese da cucina.

PIAZZA SAN FRANCESCO
Assunse questo norne dalla prossima chiesa e convento francescano, e tutto ora convertito in caserma militare.

PIAZZA XX SETTEMBRE
Essendo di moderna costruzione, eseguita cioè dopo il 1870, assunse prima il nome di Vittorio Emanuele II, e poscia dopo qualche anno si credette meglio intitolarla con la fatidica data del XX settembre, che ricorda l’unita d’Italia, con Roma capitale.

VIA MÈTABO
Fu questa strada costruita nel 1677, e le venne dato il nome di Mètabo, ultimo re, forse leggendario, del bellicoso popolo volsco, dal quale indubbiamente discendiamo. Si chiamò anche promiscuamente via del Matano, quando, cioè, la strada si prolungava scoscesa ed angusta su tutto l’attuale Viale Regina Margherita, prima che questo fosse stato abbellito ed ampliato nel 1816, e poscia verso il 1880 ridotto come oggi lo vediamo.
Il nostro seicentista Teoli, fa derivare la parola Matano da Matao, Metano ed anche da Mactando, cioè luogo dove si conducevano le vittime da sacrificarsi a Marte, secondo il suo iperbolico intendimento.
La località anche oggi, dal popolino, viene conosciuta col nome di Matano.

VICOLO GAGLIARDI
Prese questo titolo dalla famiglia di tal nome che vi possedeva il suo palazzo, passato quindi ai Prosperi che ancora lo ritengono.
I Gagliardi vennero a Velletri nel secolo XV da Benevento, in occasione che uno di tal famiglia, chiamato Giovanni, si trasferì in questa città per esercitare la sua professione di medico.

VICOLO DEL VANTAGGIO
Non conosciamo l’origine di questo epiteto popolare, che certamente non è molto antico, non trovandosene menzione nelle vecchie carte.
Forse lo si deve alla forma dialettale che esprime convenienza, per dire che traversando quella stradina, si aveva il vantaggio di abbreviare il cammino per arrivare ad una via principale.

VIA GROTTAPINTA
Altra titolo popolare dato alla strada, originato certamente dalla presenza in quella località di un manufatto dipinto esistito in basso luogo, se non proprio sotterraneo, da cui venne l’appellativo di grotta dipinta o grottapinta.
Non è improbabile che un qualche ambiente dipinto all’epoca romana fosse rimasto nascosto sotterra in questa parte della città, che fu il centro principale della vita di quei tempi, e che in seguito fosse tornato fortuitamente alla luce, originando così l’indicazione popolare di Grotta Pinta.
L’ipotesi non è trascurabile, poiché anni or sono in quei pressi venne scoperto un ambiente sotterraneo pavimentato a mosaico multicolore di epoca romana.

VIA CROCE
Deve il suo nome dalla famiglia veliterna Croci o Croce, originaria di Tivoli, la quale si trasferì in Velletri, sui primi del 1500, col giureconsulto Giovanni che fu eletto Giudice della città.
Su questa via aveva il suo palazzo la detta famiglia, che venne distrutto da un incendio alcuni anni or sono.

VIA FABIO FILZI
È il nome moderno dato, in occasione dell’ultima guerra, alla Via dell’Arco di San Clemente, così chiamata perché conduceva alla Cattedrale.
Questa strada era denominata in antico, e fino al 1600, Via dell’Arco dei Legni e ciò perché essa passava sotto l’arco del palazzo di detta famiglia Veliterna, ma di origine romana, palazzo che fu poscia dei Zafferani, dei Gagliardi, dei Borgia, dei Ceracchi, ed ora dei Remiddi.
Questa strada essendo di origine romana e come tale pavimentata con le consuete grandi lastre di silice, il popolo la chiamava delle pietre liscie, e tate nome lo serbava ancora nel 1840, come lontana memoria, finché prevalse quello di S. Clemente, sostituito ora con l’appellativo che porta.
Così pure crediamo non esser lungi dal vero, supponendo che l’arco suddetto sia anche esso di origine romana, avanzo, forse, di qualche pubblico monumento, poiché la costruzione e l’ubicazione del medesimo ce lo lasciano supporre.

VIA FURIO
Questa via di origine antichissima, e che metteva ad una porta della città, ora non più esistente, è tradizione che assumesse il nome dal dittatore romano Furio Camillo, allorché questi trionfante entrò in Velletri per quella porta, e passò per tale strada.
Anche la porta aveva il nome di Fura, o Furia, ed altrimenti detta Figura, perché vi era dipinta una immagine della Madonna.

VICOLO FISCARI
Ebbe dalla famiglia di tal nome, l’appellativo che porta, avendovi essa la sua abitazione nell’attuale civico numero 12, prima cioè che la medesima si fosse trasferita nel palazzo Caetani, che ebbe per successione di parentela, in piazza Cairoli al n. 36, passato quindi agli Andreoli, ai Baccelli, ed ora alla locale Cassa di Risparmio.
I Fiscari negli antichi documenti vengono chiamati promiscuamente Fiascari, Flascari, Fischiari, e Fiscari.

VICOLO DEL MERANGOLO O MELANGOLO
Sappiamo che una famiglia Melangolo in Andrea, nel 1511 si trasferì da Carpineto a Velletri; quindi se fu d’essa ad originare il nome di questa stradina, dovrebbe chiamarsi non del Melangolo, frutto, ma di Melangalo nome familiare.
Però troviamo un secolo dopo, cioè nel 1626, che un componente dell’antica ed illustre famiglia cittadina dei Zaffarani chiamato Decio, aveva per soprannome delli Melangoli.
A chi attribuire la paternità della strada?! se a questo ultimo, allora sarebbe giusto chiamarla del Melangolo o Merangolo, poiché è qui l’attributo che prevale, e non il nome proprio.

VIA DI S. FRANCESCO
Prese questo nome perché essa conduceva alla chiesa dedicata a tale Santo; chiesa importantissima fin dall’epoca medievale sia perché in essa venivano tumulati i più cospicui cittadini, sia perché nell’annesso convento dei Francescani Conventuali si conservava l’urna contenente i nomi dei Magistrati Comunali che ogni semestre si estraevano a sorte per governare la città.
Convento e chiesa ora sono trasformati in caserma militare.

VIA S. ANTONIO
Assunse questo nome dalla chiesa dedicata a tale santo abate, edificio medievale ragguardevolissimo del XIV o XV secolo, che giunse fino a noi sebbene alquanto deturpato, e snaturato dalla sua primiera origine.

VIA S. CRISPINO
Così chiamata perché conduceva ad una piccola chiesa, che fu l’università dei calzolari veliterni intitolò al protettore S. Crispino.
Ora la chiesa è fatiscente, tanto è l’abbandono in cui è lasciata.
Non sappiamo quale nome avesse questa via in antico, poiché è di origine medievale, sappiamo soro che prese il nome di San Crispino quando nel 1636 la chiesa fu dedicata a tale santo, lasciando quello che prima aveva di Madonna di Costantinopoli.
La piazzetta in cui sorge la chiesa era detta Piazza dell’Oca.

VICOLO DEL FICO
È un nomignolo popolare derivato, forse, dall’esistenza colà di un albero di tale frutto, cosa comune verificatasi in altre parti della città, ed altrove, come vedremo in simili denominazioni dovute a piante fruttifere ivi esistenti.

VICOLO DEL TESORO
Anche per questa via è erroneo chiamarla del tesoro, poiché potrebbe far supporre che in essa avesse esistito o fosse stato trovato un tesoro, mentre al contrario il norne le venne da una famiglia. Fu un certo Domenico Tesoro che nel 1669 venne dalla vicina Rocca di Papa in Velletri, e vi si stabilì con la famiglia, avendo, forse, in quella strada la sua casa, ed originando così il norne che porta.
Quindi dovrebbe chiamarsi la località, Vicolo di Tesoro, non del Tesoro.

VICOLO PIAZZOLA
Di questa via non sappiamo il nome primitivo poiché essa già esisteva molto prima che assumesse quello attuale, e l’antecedente, essendo essi relativamente moderni.
Infatti, nel 1688 essa chiamavasi Vicolo di Stringa, famiglia di Novara, trapiantata in Velletri da un Lorenzo.
In seguito gli Stringa avranno forse venduta la casa che possedevano in questa via ad un’altra famiglia forestiera, i Piazzola che venuti da Pigra nel Comasco, avevano in Velletri iniziata la loro discendenza nel 1702, e da questi la strada prese il nome che ancora ritiene.

VICOLO DELLA TRINITÀ
Assunse il titolo da una vetustissima chiesetta abaziale costruita elegantemente nel medio evo dai Gori, passata poi ai Landi e quindi ai Borgia, l’ultimo del quali in Velletri, un abate, ne iniziò l’abbattimento anni or sono, e che per l’intervento di studiosi venne sospeso. Ciò non impedì in seguito ai suoi eredi di trasformarla in casa di abitazione, dopo che le lapidi cristiane, e l’altare antichissimo vennero trasportate nel civico museo.
Di antico ora non resta che parte del prospetto di levante con un lunare di marmo intagliato e parte del lato nord, per modo che solo il nome della via conserverà di essa ai posteri l’esistenza passata.

VIA BORGIA
È l’antica Via della Scalinata, così detta perché a vari gradini e scalini, conduceva al maestoso palazzo comunale, scalinata che venne eseguita in origine nel l546.
Fu nel 1890 che essa assunse il nome di Borgia, famiglia veliterna antica, illustre, e benemerita, che dette alla patria tanti preclari nomi nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, nonché nelle dignità civili, militari, ed ecclesiastiche, da farla considerare la più elevata di tutte le famiglie veliterne. Merito principale di questa famiglia fu l’aver dotato la città del famoso Museo Borgiano, che in Velletri si conservava nella loro residenza, venduto dopo la morte del fondatore ed incorporato nel Museo di Napoli.
Il palazzo avito di questa illustre famiglia, è sulla via omonima al N. 39 passato ora a nuovi proprietari.

VICOLO DEL SERPE
È un nome sul quale è difficile dare una illustrazione di origine, e solo per induzione possiamo tentarne qualche spiegazione.
Questa piccola strada fino alla metà del 1500 era chiamata Via della Sinagoga, poiché era quivi, e nei pressi, che avevano la loro residenza gli ebrei di Velletri, costretti, per legge statutaria, ad abitare riuniti in un dato quartiere, ed ivi esercitare i toro commerci, le loro industrie, e le pratiche della loro religione.
È noto che il Papa Paolo IV nel 1577 volle che tutti gli ebrei sparsi nello Stato ecclesiastico fossero riuniti in Roma nel famoso Ghetto; quindi anche quelli di Velletri subirono il medesimo trattamento, ed abbandonarono la città.
Fu così che l’appellativo della strada, con il quale era conosciuta, a poco a poco andò in disuso e verosimilmente fu allora che o per fanatismo religioso, ovvero per sfregio ed odio contro gli ebrei, fu sostituito collo spregiativo nome di via dei Serpi, o del Serpe, come oggi ancora si chiama.

VIA DI S. PIETRO
Vien dato questo nome alla via che conduce all’artistica minuscola chiesa dedicata a tale santo, ricostruita sull’antichissima, (che fu già parrocchia) verso la fine del 1700, con disegno del valente architetto veliterno Nicola Giansimoni.
La chiesa, piccola ed elegante è l’unica in tutta la città, dopo la cattedrale di S. Clemente, che sia costruita a tre navate, sebbene di ristrette proporzioni.
Questa via e un tronco dell’antica via Gioiosa di cui si parlerà a proposito della Via Clemente Cardinali.



Lo storico Tersenghi prese notizie da:

Archivio Comunale - Risoluzioni Consiliari, Volumi 7-17-50-72-94-98
Biblioteca Comunale - Beni Albrizi - Appunti Borgia - Intr. Toruzzi Negroni
Bauco - Storia di Velletri - Storia di Velletri Vol.2 - Teatro Istorico di Velletri
Archivio Notarile - Volumi 23-101-175-212-911
Istromento rogato - Pietro Paolo Lauro
Iacomo Lauro - Volume 1
Teoli - Volume 1