LE   ANTICHE   CONTRADE   E   DECARCÌE


 
 
 

Velletri visto dalla Faiola, dalla pianta del Lauro 1631 (part.)

 

 LE   ANTICHE   CONTRADE
(fuori il centro storico)

La nuova toponomastica comunale estesa a tutto il territorio comunale, ha sostituito nei documenti ufficiali la dicitura di contrada ma nella cultura popolare, dopo secoli di uso, esse sono ancora ben radicate ad indicare le aree rurali del nostro territorio: le contrade di Velletri erano più di cento. Potrebbero essere paragonate alle frazioni o alle località di alcuni comuni, ma si trovano in un paesaggio di campagna e distaccato dal centro. Le contrade fanno da cornice al centro cittadino e sono sparse per tutto il territorio comunale. In molte di esse non vi è alcun servizio, mentre in altre vi sono supermercati, centri sportivi, vivai, scuole elementari. I nomi sono dovuti ad antiche leggende o a soprannomi dei vari colli sulle quali sorgono. Quasi tutte sono servite dalle autolinee comunali. Sono in genere composte da una strada principale che prende il nome dalla contrada in cui si trova e da numerose viuzze secondarie spesso senza uscita. Nelle contrade vi sono numerosi villini. Attualmente esse sono 90.

Acqua Lucia
Acqua Palomba
Acquavivola
Arcioni
Aria Fina
Campetto Macellari
Capanna Murata
Capitancelli
Carbonara
Carciano
Casale
Castel Ginnetti
Castagnoli
Ceppeta
Cigliolo
Cinque Archi
Colle Barberetti
Colle Calcagno
Colle Caldara
Colle Catalini
Colle Cicerchia
Colle dei Marmi
Colle d'Oro
Colle Formica
Colle Gallinelli
Colle Giorgi
Colle Ionci
Colle Noce
Colle Ospedale
Colle Ottone

Colle Perino
Colle Petrone
Colle Piombo
Colle Pipino
Colle Rosso
Colle Salvia
Colle San Clemente
Colle San Francesco
Colle San Giovanni
Colle Santa Maria
Colle Scarano
Colle Stringa
Colle Zioni
Colonnella
Comune
Crocefissi
Faiola
Fienili
Fiume
Fossatello
Giannettola
La Chiusa
La Parata
La Pilara
Lazzaria
Le Corti
Le Fornaci
Le Mole
Lupacchiotti
Madonna degli Angeli

Malatesta
Mercatora
Monaci
Morice
Muracce
Paganico
Papazzano
Peschio
Piazza di Mario
Poggi d'Oro
Ponte di Mèle
Pozzetti
Prato di Maggio
Pratolungo
Pratone
Ponte Masonaro
Pratolungo
Retarola
Rioli
Sant'Eurosia
San Pietro
Santirecchia
Santo Tomao
Selvanova
Soleluna
Spirito Santo
Tevola
Troncavia
Ulica
Vascucce

 

Campagna veliterna con abiti dell'epoca,
sulla destra il promontorio di S. Felice.

 


 LE   ANTICHE   DECARCÌE
(dentro il centro storico)

Decarcìa, parola greca composta (deca arcos - dieci principi), poiché all’epoca governavano la città i Signori Nove più il Podestà, e all’inizio 100 erano i consiglieri e tutti venivano scelti in ugual numero da ogni quartiere, s’ipotizzò che 10 dovevano essere questi quartieri detti Decarcìe. Si parlava di Decarcìe già poco dopo il 1200, ma i primi approcci dei loro nomi arrivati fino a noi da vari manoscritti partono dal 1400. Le Decarcìe conosciute sono in numero di sei (S. Salvatore, Castello, Portella, Collicello, S. Maria, e S. Lucia), pur tuttavia amministrativamente si dividevano in quattro distretti per l’elezione dei Magistrati. Quindi se queste Decarcìe si dividevano per festeggiare singolarmente o in competizione tra loro, nel momento più intenso dell’attività cittadina le più piccole territorialmente si univano alle altre. Poi, sempre ammesso che siano esistite, in tanti si sono scervellati nella ricerca delle altre quattro mancanti. Dalla conformazione della Città dell’epoca, possiamo sbizzarrirci anche noi con un’ipotesi strettamente personale ad elencare le altre piccole Decarcìe, (forse abbandonate perché troppo addossate elle mura perimetrali e distaccate dal nucleo della città o forse distrutte dalle varie guerre), ricostruzione che, anche se senza possibilità di verifica, è di quelle da raccontare anche per un certo gustoso sapore goliardico: la prima potrebbe essere la Decarcìa del “Gonfalone" (dalla Chiesa di S. Giovanni in Plagis con l’omonima Confraternita), la seconda di "Porta Furba o Furia" (dal nome della porta d’entrata ovest), poi quella dei "Santi" (delle chiese di S. Paolo, S. Leonardo, e S. Antonino nella zona nord-ovest), e infine la più piccola del "Drago" (della chiesa di S. Giorgio). Nomi prettamente inventati, giocando su una ricostruzione storicofantasiosa dell’antica mappatura cittadina. Un accenno a tradizioni fatte alla "vivailparroco", parlo dei ridicoli stemmi abbinati alle Decarcìe, effigi che hanno la loro storia la loro cultura che è la nostra storia la nostra cultura, stemmi nobiliari, messi a ridicola insegna di contrade che invece avevano sicuramente solo dei COLORI. Il Théoli nel Teatro Istorico accenna a colori per la città, in altri documenti si legge di colori di bandiere, e si parla ancora di colori di compagnie militari sponsorizzate dagli ebrei, quindi si desume che la città in alcuni suoi aspetti era regolata solamente da colori. Per questo tramite intuizione si è cercato di recuperare qualche abbinamento di colori, e poi sempre fantasticando si è tentato di dargli una sistemazione ed imprimerli su labari.

LA PRIMARIA DECARCÌA DI S. SALVATORE - La primaria Decarcìa di S. Salvatore si fregia di questo titolo perché entro i suoi confini c’era la casa della ragione il primo edificio del governo cittadino, fino a quando venne costruito il palazzo comunale in Decarcìa di Castello. Nelle strade della Decarcìa si trovano ancora numerose testimonianze medioevali. Il cuore di essa è l’antica chiesa dedicata al SS.mo Salvatore risalente sicuramente ai tempi apostolici.
LA DECARCÌA DI CASTELLO - La Decarcìa di castello si estende sull'antica acropoli cittadina, in essa si trovano preziose testimonianze della vita rinascimentale della gens veliterna, come il Palazzo Comunale o la Chiesa di S. Lorenzo.
L'ANTIQUA ET NOBILISSIMA DECARCÌA DI PORTELLA - L'antiqua et nobilissima Decarcìa di Portella, prende il nome dalla piccola chiesa che esisteva nei pressi dell’odierna Piazza XX Settembre, dove si venerava la bella immagine della Madonna con il Bambino e S. Giuseppe detta appunto Madonna della Portella. Trasferita a S. Martino nel 1483 è stata trafugata nel 1975, attualmente si venera una copia del prof. Roberto Guidi ricostruita sulla descrizione pubblicata da Padre Italo Laracca sulla sua monografia "La Chiesa di S. Martino e i Padri Somaschi".
LA NOBILE DECARCÌA DI COLLICELLO - La nobile Decarcìa di Collicello, copre la parte più antica della città, ovvero l'antica velitrae, sotto di essa si trovano l'anfiteatro e il foro romano.
LA DECARCÌA DI S. MARIA - La Decarcìa di S. Maria copre la parte medioalta della città, in essa vi sono ancora visibili importanti testimonianze artistiche nonostante la devastazione del bombardamento del 22 Gennaio 1944.
L'INSIGNE DECARCÌA DI S. LUCIA - L'insigne Decarcìa di Santa Lucia prende nome dalla chiesa di S. Lucia V. M. e comprendeva tutta la parte nord della città, ed anche la famosa porta di S. Lucia che venne murata immediatamente nel 1720 appena saputo che in Francia era scoppiata la peste allarmando tutti i veliterni, fu poi demolita alla fine del '700. La chiesa venne fondata nell’XI secolo, fu Leone II, Vescovo di Velletri a consacrarla nel 1032, e conservò il suo aspetto originario almeno fino al XIV secolo. Nella visita fatta da Ludovico Boido per ordine del Cardinale Alfonso Gesualdo Vescovo di Velletri nel 1595, infatti la descrive ad una sola navata con il soffitto di nuda travatura.


LE DECARCÌE NEI PAESI LIMITROFI - Da riscontro con ricerche di altri comuni limitrofi sulla loro storia, l’origine del termine “decarcìa” risalirebbe all’amministrazione bizantina, la parola si riferiva ad un reparto militare, ed in seguito probabilmente fu usata per indicare quelle zone della città che dovevano dare un certo numero di soldati, dimostrando che le istituzioni militari avevano un’importanza notevole in quel periodo. Nell’età medievale i quartieri e le contrade di molti comuni, infatti, accettarono la configurazione e le competenze amministrative. Con la suddivisione amministrativa le “decarcìe”, e quindi i conestabili che ne erano i responsabili, venivano investiti di alcune funzioni di carattere burocratico e controllavano l’organizzazione militare. Ogni zona o rione, nello specifico, doveva dare uno stesso numero di soldati all’amministrazione. Ma nei comuni la popolazione cresceva in modo poco uniforme ed esisteva una forte disparità tra un rione e l’altro nel rapporto tra popolazione rionale e numero di soldati da fornire. In alcuni comuni dalla fine del 1200 si adottò un provvedimento riorganizzativo per le “decarcìe” in modo che ciascuna forniva un certo numero di soldati (in questo provvedimento rientrarono anche forestieri residenti e le zone periferiche). Durante la metà del XIV secolo, in seguito al dominio della chiesa in certi territori, si attuò un mutamento nella denominazione delle “decarcìe” sostituendo il vecchio nome medievale con toponimi di chiese e parrocchie esistenti nel rione.